Uno stazzo gallurese restaurato: casa rurale bassa in blocchi di granito, con tetto di coppi e panche di pietra sul prato
Uno stazzo gallurese restaurato: pianta rettangolare, muri in blocchi di granito, un solo piano — foto: Jkens · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Percorrendo le strade della Gallura, fra pascoli, macchia e rocce di granito, capita spesso di vedere una casa bassa di pietra, isolata nella campagna. Molte volte si tratta di uno stazzo, in gallurese lu stazzu: la forma di insediamento rurale che per secoli ha segnato questa parte della Sardegna.

Nell'italiano comune la parola indica il recinto dove il bestiame passa la notte, e deriva dal latino statio, luogo di sosta. In Gallura, però, significa molto di più: lo stazzo era insieme la casa, il podere e la famiglia che lo abitava.

Casa e azienda insieme

Secondo la definizione più diffusa, lo stazzo indica contemporaneamente l'azienda agricola e l'edificio in cui vive il proprietario. Anche SardegnaTurismo sottolinea che con questo termine non si intende soltanto l'abitazione, ma tutta l'area abitata da un nucleo familiare: i terreni, gli edifici, le persone e gli animali.

Per centinaia di anni lo stazzo è stato il centro della vita di migliaia di famiglie di pastori e agricoltori galluresi. Era un piccolo mondo che bastava a se stesso: si coltivava la terra, si allevavano piccole greggi e si producevano in casa formaggi e altri alimenti. Quello che mancava si otteneva con il baratto e lo scambio di materie prime.

Com'era fatto

La casa era semplice e costruita con il materiale che la Gallura offre in abbondanza, il granito. Le caratteristiche ricorrenti sono poche e riconoscibili:

  • pianta grosso modo rettangolare, con muri in blocchi di granito;
  • all'interno uno o al massimo due ambienti, più spesso un unico locale;
  • quasi sempre un solo piano: quando un edificio nato come stazzo si alzava oltre il pianterreno veniva chiamato lu palazzu, il palazzo;
  • all'esterno, spesso, il forno, lu furru, e un piccolo magazzino, lu pinnenti.

Attorno alla casa si stendevano i campi e i pascoli della famiglia. Non c'era una piazza né una strada principale: ogni nucleo viveva sulla propria terra, a distanza dagli altri, e la vita quotidiana seguiva il ritmo dei lavori agricoli e degli animali.

La cussorgia, un villaggio senza centro

Case isolate non volevano dire famiglie isolate. Più stazzi vicini formavano una cussorgia, in gallurese la cussogghja: un'unità geografica e sociale tenuta insieme da vincoli molto forti di amicizia e collaborazione. Era una specie di villaggio diffuso nella campagna, senza un centro vero e proprio, ma con una comunità ben riconoscibile.

Questo modello di abitato sparso aiuta a capire anche la storia del comune della casa. Quando Trinità d'Agultu e Vignola divenne comune autonomo, Vignola era proprio una zona di case sparse, e il paese di Trinità fu popolato anche da famiglie arrivate dagli stazzi delle campagne di Aggius e Bortigiadas. Ne parliamo nell'articolo su Trinità d'Agultu e Vignola.

Riconoscerli oggi nel paesaggio

Molti stazzi sono ancora lì. Alcuni sono stati restaurati e sono tornati a essere abitati, altri restano ruderi fra la macchia, con i muri di granito che si confondono con le rocce intorno. Li riconoscete dalla forma bassa e allungata, dalle pietre squadrate a vista e, a volte, dal piccolo forno o dal magazzino accanto alla casa.

Un esempio si trova anche a Costa Paradiso: a Porto Leccio, una cala riparata dai venti di levante, il Comune segnala un antico stazzo che testimonia l'insediamento umano su questa costa ben prima del turismo.

Quando incontrate uno stazzo lungo la strada ricordate che quasi sempre si tratta di una proprietà privata: si osserva dall'esterno, senza entrare nei terreni recintati.

Dallo stazzo all'architettura moderna

La lezione dello stazzo non è rimasta chiusa nel passato. A partire dagli anni Sessanta gli stazzi galluresi sono diventati un riferimento per gli architetti che volevano costruire in Sardegna in continuità con il territorio: prima i progettisti chiamati a definire le linee guida della Costa Smeralda, poi Alberto Ponis, che a Costa Paradiso ha disegnato numerose case ispirate alle forme della costa e proprio alle architetture rurali galluresi. Guardando le case di Costa Paradiso con questo occhio noterete la pietra, i colori della roccia e gli edifici che seguono l'andamento del terreno invece di imporsi.

Per approfondire, SardegnaTurismo racconta la civiltà degli stazzi fra Gallura e Baronia e i mestieri tradizionali legati a questo mondo: la produzione dei formaggi, l'intaglio del legno, la lavorazione del ferro, la filatura della lana e la tessitura dei tappeti.

Il granito, dentro e fuori

Dal terrazzo della villa lo sguardo corre sullo stesso paesaggio di rocce e macchia in cui sono nati gli stazzi.